RIFL – Rivista Italiana di Filosofia del linguaggio
Issue 7, December 2012: Accordo e disaccordo: prospettive logico-retoriche
Edited by: Francesca Piazza and Mauro Serra
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Tra le date che, certo in maniera convenzionale, hanno segnato le varie ‘svolte’ del pensiero filosofico del XX secolo figura a buon diritto il 1958. In quell’anno escono, infatti, contemporaneamente, Il Trattato dell’argomentazione di Chaïm Perelman eLucie Olbrechts-Tyteca e Gli usi dell’argomentazione di Stephen Toulmin: pur muovendo da prospettive differenti, i due autori procedono ad una serrata rivalutazione di una logica del ragionamento che, in opposizione alla logica dimostrativa di matrice cartesiana, recupera la centralità delle nozioni di efficacia, di probabile, di uditorio. Una logica doxastica, dunque, che, per riprendere la terminologia impiegata da Aristotele, si applica a ciò che essendo vero o falso può essere diversamente da come è. Si tratta a ben vedere di un ambito di applicazione molto ampio che finisce per ricomprendere la maggior parte delle pratiche che danno senso alla vita dell’uomo ed alla comunità linguistica di cui è membro.

Issue 6, July 2012: Vygostkij e il linguaggio - Vygostkij and language
Edited by: Felice Cimatti and Luciano Mecacci
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All'inizio c'erano le scienze cognitive, con la loro promessa di risolvere una volta per tutte il cosiddetto mind-body problem. La mente, era questo il nocciolo della promessa, sta al software come il corpo sta all'hardware. Potenza di una immagine, e di uno straordinario progetto di ricerca: la mente umana è una funzione dei circuiti cerebrali. Il dualismo mente-corpo sembrava finalmente superato. Al prezzo, però, di creare nuovi, e all'inizio inavvertiti, dualismi: quello fra interno ed esterno, fra pensiero e azione, fra mente e ambiente. Ma soprattutto quello che forse è stato il più grave di tutti i dualismi introdotti dalle scienze cognitive, quello fra mente individuale e comunità. Se la mente coincide con l'attività del singolo cervello, allora la mente non ha bisogno, per esistere e funzionare, della società e delle relazioni sociali. Non è un caso che a lungo il cognitivismo abbia fatto proprie le tesi innatiste di Chomsky: una struttura della mente innata, infatti, non ha bisogno di rapporti con l’ambiente esterno. L’innatismo alla Chomsky, diffusosi rapidamente nel cognitivismo degli anni ’60 e ’70, ed ora riproposto in una nuova veste dall’impostazione riduzionistica delle neuroscienze contemporanee, ha una lunga storia: come precisò lo stesso Chomsky in Cartesian linguistics (1966) questa impostazione sulla mente umana, dotata di capacità il cui funzionamento è indipendente dal contesto storico e culturale, risale a Cartesio e ai filosofi e linguisti del sec. XVII.